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Amy: nuove frontiere dell’orrore

by su 17 gennaio 2012

La ragazzina frignona coi poteri“Cazzarola, il nuovo gioco di Paul Cuisset!!” gridò qualcuno quando, l’anno scorso, si iniziò a parlare di Amy. Eh si, perché Cuisset negli anni ’90 aveva cacciato fuori quel giocone che porta il nome di Flashback: un motivone per saltare sulla sedia o strapparsi per lo meno un paio di ciocche di capelli. Personalmente non potei fare a meno di ricordare che dopo Flashback il buon Cuisset cacciò fuori quella pila di letame chiamata Shaq Fu, per cui riuscii in qualche modo a mantenere i miei entusiasmi sul livello “Al limite pigliamoci un caffè assieme”.

A Giugno del 2011 vengono finalmente rivelati i primi dettagli sul gioco, con la conferma del titolo: Amy. Manco un mese dopo muore la Winehouse. Non per essere indelicati, ci mancherebbe altro, ma fossi stato in Cuisset qualche presagio l’avrei colto…

Gli zombie di Amy

Amy punta tutto sull’originalità, a partire dai nemici

Comunque… il gioco nasce come esclusiva per PlayStation 3. Salvo diventare poi multipiattaforma poche settimane dopo: qualcuno dice che il motivo sia perché Sony non ha voluto impegnarsi nella pubblicazione di un concept tanto originale: “horror” e “zombie” sembrava infatti un binomio sin troppo azzardato e inusuale, che poteva in qualche modo far passare in secondo piano il già più comune “bimbo”-”grifone”. Qualcun altro ipotizza che in realtà la perdita di esclusiva sia dovuta al fatto che qualcuno in Sony abbia intravisto il gioco.

In ogni caso, Amy diventa multipiattaforma, viene rimandato un paio di volte e finalmente ce lo troviamo pubblicato su PSN e XBLA al prezzo della solita decina di euro. Arriva un po’ in sordina a dire il vero, ma considerata la notevole fame di survival horror (nonché l’originalità del tema zombesco, poco trattato di recente) decidiamo che è il momento di provarlo. Il fatto che abbia totalizzato una media di giudizi leggermente bassina sulle riviste non ci demoralizza più di tanto, dopotutto hanno dato 9 e 10 a Heavy Rain e L.A. Noire…

Tutta ‘sta barcollante premessa significa una sola cosa: mi va poco di parlare di Amy. Del gioco in se, intendo. O meglio, di quell’accozzaglia di codice, texture e idee che porta il titolo “Amy”. Perchè tutto sommato mi rendo conto che mi ha stordito. Mi ha attratto con la promessa di un survival horror e con le immagini dei zombi smascellati, sempre efficaci. Mi ci sono avvicinato senza grosse aspettative ma per lo meno incuriosito. “Speranzoso” sarebbe una parola troppo grossa. E pure mantenendo ‘sto profilo più basso di uno gnomo storpio sono riuscito a rimanere basito per la pochezza di quanto si contorceva su schermo.

Gli sforzi di Cuisset profusi per dare personalità al gioco ci sono e si vedono, eh! Pigliate le due protagoniste. La ragazza, ad esempio (non chiedetemi di ricordare il nome, per favore), è nettamente nata da uno studio accurato atto a creare un personaggio che sappia di fresco e non di “già visto”. Il designer deve averci lavorato parecchio. Poi ha pigliato la protagonista di Silent Hill 3 e le ha applicato una mezza coda di cavallo. Fatto!

Protagoniste a confronto

Una delle due proviene da un gioco del 2003

La piccola rincoglionita coi poteri seconda protagonista – che incidentalmente da pure il nome al gioco – è già più elaborata e sfaccettata: piagne, si lamenta, balbetta e ogni tanto usa pure i suoi poteri. Ha la personalità di un porta-munizioni e più o meno la stessa utilità: fossimo andati in giro tenendo per mano la stellina luminosa di Super Mario sarebbe stato certamente meglio, ma non si può avere tutto dalla vita e bisogna in questo caso accontentarsi di queste due imbecilli, delle loro espressioni da tenia intestinale e della loro caratterizzazione da boccettina di succo di frutta (vuota). Magari un problema è che affezionarsi (o anche solo provare un qualche genere di sentimento che vada oltre il prurito) alle due protagoniste di Amy risulta facile quanto farlo per i supplì che avete mangiato ieri sera.

Per fortuna a risollevare le sorti del gioco accorrono altri elementi, prima fra tutti la trama. In un’epoca post-Lost gli sceneggiatori si sono accorti che la gente alla sequenza degli eventi che gli sbatti davanti e sopratutto alla loro spiegazione ci bada poco. Dunque, perché sprecarsi in intrecci, spiegazioni, colpi di scena, quando basta inserire un contesto, ficcarci dentro eventi paranormali e andare avanti a testa bassa (molto bassa)? La ragazzina c’ha i poteri, l’altra deve proteggerla, gli zombie vogliono mangiarle. Punto. Non serve molto altro. E molto probabilmente non mi sarebbe servito altro se il tutto fosse stato innescato in un contesto per lo meno dignitoso sul fronte tecnico e sopratutto della giocabilità.

Invece… tecnicamente il gioco è stato sviluppato su una PS2. Poi portato per sbaglio su Saturn. E poi riportato quanto più fedelmente possibile su PlayStation 3 e Xbox 360 (su Wii non era il caso, non avrebbe reso bene). Il risultato è un po’ gastrico, con qualche risvolto intestinale. Il filtro Candeggina Ace applicato alle texture è simpatico li per li, fino a quando capisci che non l’hanno fatto apposta. Il framerate ballerino è inaccettabile e non è giustificabile neppure dal gusto vintage che qualcuno avrà certamente il coraggio di tirare in ballo per giustificare ‘sto scempio.

Il "cattivone" del gioco

Lui è sbottato a ridere quando ha visto il gioco…

Ma sopratutto… Amy è una tragedia – una VERA tragedia – quando si va ad analizzare il gameplay. La telecamera che gioca CONTRO il giocatore. Le collisioni che non collidono. Gli enigmi che fanno concorrenza alla complessità di quelli di DOOM 2. La ripetitività degna del Giorno della Marmotta. Tra i lati positivi possiamo citare la longevità: poche ore e ve lo siete tolti dalle palle.

Insomma… Cuisset e compagni hanno provato a venderci un’idea. Una bozza. Qualcosa che sulla carta poteva pure funzionare – e in effetti un paio di spunti c’erano, eh! – ma che alla prova dei fatti si è accartocciato su se stesso, travolto da una valanga di difetti e tramutandosi in una delle peggiori cose che si siano aggirate sui nostri schermi negli ultimi anni. Non male.

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From → Articolame, Giudizi

5 commenti
  1. questo pezzo è bellissimo! va giù con giustezza e durezza in quella maniera leggera che è ispirazione per molti post del blog creato da me e copons. dovevi venire a scrivere da noi! così ci fai concorrenza! moriremo! AAAAAAAAAAAAAAAARGH (questo commento vi è stato presentato da http://www.giocagiue.it)

  2. Esagerato! :D
    Piuttosto, te piaze ‘sto Amy?

  3. per me grande delusione visto che ero uno di quelli che pensava “IL NUOVO GIOCO DEL CREATORE DI FLASHBACK!!” peccato che non sapessi che lui era lo stesso dietro a SHAQ FU, gioco che al liceo (o erano le medie?) era un po’ usato come paragone di gioco scemo nosense brutto dell’epoca. Poi vogliamo dirla tutta? Flashback bello, ma all’epoca gli preferii di molto Prince Of Persia 2, ecco mo’ ve l’ho detto!

  4. Il punto è che di fatto ci hanno propinato un gioco finito in fretta e furia, non ottimizzato e presumibilmente pure incompleto (nel senso che secondo me mancano proprio pezzi di trama, livelli e cut-scene). Molto probabilmente il progetto è andato “male” come sviluppo e hanno chiuso il tutto per lanciarlo sul mercato. Ben poco giustificabile, da qualsiasi angolo tu voglia guardarlo.

  5. Grande Stef. Io ovviamente lo adoro, pur riconoscendone gli abnormi difetti. Gli ho affibbiato un 5. Non sono drastico come te, ma ti amo per questo… ^___^

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