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Resonance of RATATATATATATA!

by su 30 gennaio 2012

Resonance of FateFra i numerosi stravolgimenti avvenuti al panorama dei videogame durante l’attuale generazione di console il declino del genere dei JRPG è uno dei più evidenti. D’altronde quando neppure società storiche come SquareSoft o Enix (si, ok, ora sono Square Enix, che mi ricorda tanto uno scomodo movimento intestinale) riescono più a sfornare videogame davvero validi è segno che qualcosa non va. Senza contare il cambio della piattaforma “di riferimento” per il genere (col focus spostato sulle console portatili e addirittura su Xbox 360, contro ogni logica previsione…)… insomma, l’appassionato di JRPG sta trascorrendo anni di passione. In mezzo a questo casino sono incappato in uno dei più singolari giochi di ruolo giapponesi pubblicati negli ultimi anni: Resonance of Fate, di Tri Ace, arrivato sul mercato per opera di Sega. Come forse avrete capito, ve ne voglio parlare…

Basel, la torre di Resonance of Fate

Ecco Basel in tutto il suo splendore (???): in cima c’è Chandelier, nei livelli più bassi fame e miseria e sogni e poco altro.

Il gioco contiene pressapoco tutti gli elementi che ci aspettiamo di trovare in un JRPG, rimescolati e riadattati però in modo decisamente poco convenzionale. Prendiamo il mondo di gioco, ad esempio: tutti gli eventi di Resonance of Fate avvengono nella Torre, un’enorme struttura ad orologeria chiama Basel sulla cui sommità siede la bella città di Chandelier, posto irraggiungibile dalle persone comuni costrette invece a vivere nei piani inferiori, meno luminosi e infestati da creature di ogni genere. Non viene spiegato con precisione come l’umanità sia giunta ad una situazione simile e tutto sommato poco importa: nel gioco viene fatto percepire bene al giocatore che gran parte degli abitanti di Basel neppure ricorda com’era la Terra prima della grande torre e cosa ci sia sulla superficie del pianeta. Gli abitanti dei piani inferiori di Basel vivono come meglio riescono del poco che si trova sulla torre (e in effetti non ho la più pallida idea di dove trovino cibo, per esempio…). E’ al quarto livello di Basel che troviamo la casa dei tre protagonisti del gioco, un trio di giovani capitanati dallo scazzatissimo ma risoluto Vashyron, un protagonista che tutto sommato si allontana parecchio dal classico eroe bello & figo che siamo abituati a trovare in giochi simili, risultando immediatamente simpatico con il suo carattere da scavezzacollo che cerca di arrangiarsi. Completano il trio il ribelle Zephyr (già più classico, ragazzino dal passato difficile con un brutto segreto alla spalle) e la svampita Leanne, bionda pistolera che si è unita ai due ragazzi semplicemente perché non aveva un altro posto dove andare. I tre lavorano come cacciatori, accettando missioni da chiunque sia disposto a pagare qualche soldo. Commissioni, ricerche e persino missioni in cui bisogna usare un po’ di forza bruta, come l’eliminazione di determinati nemici o l’infiltrazione in zone di Basel particolarmente pericolose. Il trio è ben assortito e ben presto entra nella simpatia del giocatore grazie ai rapporti delineati in modo molto simpatico, con Vashyron che funge da figura paterna e qualche simpatica interazione emotiva. Ci si affeziona a ‘sti tre, insomma, specialmente alla candida Leanne, un personaggio che si sviluppa molto bene.

Leanne, uno dei tre protagonisti

Ecco qui Leanne. Inizialmente sembra una stupida, ma tutto sommato si sviluppa molto bene nel corso del gioco. Pur rimanendo svampita e fuori di testa.

In Resonance of Fate trascorreremo la prima manciata di ore semplicemente portando a compimento missioni autoconclusive: ogni capitolo del gioco si basa infatti su una quest principale e su numerose sotto-missioni che possiamo o meno affrontare. Inutile dire che conviene portare a termine quanti più compiti possibili dal momento che potenziare a dovere i nostri personaggi è fondamentale e questo ci porta ad analizzare un elemento importante del gioco: il tasso di difficoltà. Resonance of Fate è “tirato”. Piuttosto severo, diciamo: specialmente durante le prime fasi del gioco è facile incappare in situazioni che spazzano via i nostri tre personaggi in pochi secondi, principalmente a causa della possibilità di esplorare abbastanza liberamente alcune zone di Basel. Il mondo di gioco è formato da mappe suddivise in esagoni e all’inizio la stragrande maggioranza del terreno è inaccessibile: per ampliare il raggio delle nostre esplorazioni dovremo conquistarci delle celle energetiche (gruppi di quattro esagoni disponibili in diverse configurazioni) e usarle per piastrellare il mondo di gioco, così da poterlo poi esplorare. Un sistema piuttosto simpatico che ricorda un po’ un gioco da tavolo e che risulta ben presto stimolante, specie quando iniziano ad entrare in scena zone colorate (da sbloccare usando le relative celle, che ovviamente sono più rare). Esplorando la mappa di gioco e visitando determinati luoghi incapperemo ben presto in nemici di vario tipo e dovremo combattere: qui entra in gioco un altro elemento distintivo di Resonance of Fate.

Il sistema di combattimento di Resonance of Fate

Il sistema di combattimento in Resonance of Fate è molto particolare, interamente basato sugli scontri a fuoco. Non per niente c’è un tutorial in 20 lezioni all’inizio del gioco…

Si, perché il sistema di combattimento creato da Tri Ace è davvero molto diverso da quanto visto in altri JRPG, risultando un ibrido tra scelte a turni e azione in tempo reale interamente basato su scontri a fuoco. Esatto: niente spade o arti marziali o incantesimi, solo pistole, mitragliatori e granate di vario genere. In particolare, le pistole servono a infliggere danno diretto ai nemici mentre le mitragliatrici indeboliscono le armature e infliggono danno superficiale, che va poi “confermato” con un attacco con pistola. Una dualità paradossale e decisamente strana che però funziona piuttosto bene, se si esclude il fatto che un personaggio armato solo di mitragliatrice non potrà MAI uccidere definitivamente un nemico. Un sistema piuttosto complesso (che scordatevi pure di veder spiegato qui) permette di eseguire assalti di gruppo e azioni in solitario degne di un film di John Woo: fate un salto su Youtube a guardarvi un paio di video per capire il livello di follia di alcune battaglie in Resonance of Fate. La cosa più importante è che combattere è effettivamente divertente e non banale: anche lo scontro più semplice può essere analizzato per trovare la tattica migliore. Senza contare che alcuni degli incontri casuali – solitamente formati da nemici debolucci – possono venire risolti con un paio di attacchi, senza rallentare troppo il flusso del gioco. Qualche riga più sopra spiegavo che il gioco è “tirato”: in effetti gli sviluppatori sono riusciti a infondere bene la sensazione di “arrangiarsi”, limitando la quantità di armi e protezioni disponibili ai negozi e delegando gran parte del potenziamento dei personaggi al crafting, attività che richiede parecchia esplorazione e un briciolo di pazienza.

Il trio di protagonisti

Loro sono un trio all’erta e pieni di brio. Scusate, dovevo proprio scriverlo.

La trama del gioco è… strana. Inizialmente quasi incomprensibile, considerando che nei primi capitoli le azioni dei nostri personaggi sono completamente slegate da eventi che vengono solo mostrati in scene di intermezzo. Soltanto nei capitoli avanzati il destino di Basel andrà a intrecciarsi violentemente coi nostri tre ragazzi. Sotto questo aspetto la capacità di Masaki Norimoto (quello di Valkyrie Profile, tra gli altri) di tenere alta la curiosità dei giocatori (specie dopo la spiazzante scena iniziale) è encomiabile, sebbene forse ci impieghi un po’ troppo a includere nel gioco una figura tangibile di “cattivone” contro cui lottare. Capiamoci: Resonance of Fate ha anche la sua bella vagonata di difetti, come un aspetto grafico che talvolta sfiora i livello “PlayStation 2”, una colonna sonora piattina, qualche caricamento di troppo e alcune sezioni noiosette o comunque troppo prolisse, ma anche tenendo in considerazione tutti i problemi mi risulta davvero naturale consigliare ‘sto strano JRPG a coloro che cercando un gioco prettamente giapponese e che risulti per lo meno stimolante. Ah, per la cronaca, le due versioni per PlayStation 3 e Xbox 360 sono praticamente identiche.

From → Articolame, Giudizi

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