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La rivoluzione arancione di Deus Ex

by su 17 febbraio 2012

Adam JensenQuando mi ritrovo qualche settimana dopo aver portato a termine un gioco a pensarci ancora ogni tanto significa che mi è proprio piaciuto, un evento che negli ultimi anni non è che mi sia accaduto proprio spessissimo. Dopo averlo recuperato durante le feste natalizie mi sono giocato tutto d’un fiato Deus Ex: Human Revolution e devo dire che ne sono rimasto davvero soddisfatto. Certo, altrimenti col cavolo che gli dedicavo un articolo qui sul blog, no?

Senza entrare in dettaglio riguardo trama o origini del gioco – signori, ci sono 4873028 recensioni la fuori – premetto che giocai un paio di volte il Deus Ex originale e lo trovai un gioco davvero eccellente mentre rimasi abbastanza deluso da Invisible War. Questo Human Revolution è stato un buon ritorno alle origini che ha, tra le altre cose, il pregio di risultare ben comprensibile anche a chi non ha mai approcciato i precedenti capitoli (tanto più che, di fatto, è un prequel).

Il doppiatore di Adam Jensen

Una foto del doppiatore di Adam Jensen che si prepara per una lunga sessione di lavoro.

Le qualità del gioco sono imperniate secondo me su tre fulcri fondamentali: la libertà d’azione (abbastanza sostanziale e non solo apparente), l’ambientazione resa molto bene e… Adam Jensen. Quest’ultimo è il protagonista e possiede due doti innegabili: è carismatico e ha gli occhiali da sole retrattili. Davvero, Jensen riesce da solo a tenere in piedi la scena senza problemi, principalmente grazie al fatto di poter essere “indossato” dal giocatore come un guanto. Può essere simpatico, generoso, bastardo o infinitamente stronzo, il tutto non necessariamente legato a scelte del tipo “Salva la vecchietta/ammazza la vecchietta”. Il suo approfondimento psicologico è così versatile che in effetti è possibile giocarsi questo videogame un paio di volte ottenendo risultati abbastanza differenti in termini di caratterizzazione del personaggio. Non sono tanti i videogiochi che lo permettono, no? Menzione d’onore per il timbro di voce del doppiatore di Jensen, da fumatore in stadio terminale con crisi emorroidale: carismatico.

Jensen opera all’interno di una trama un po’ ingenuotta a dire il vero, circondato da alcuni personaggi piuttosto azzeccati – come il suo capo, sempre sul filo del “ora gli sparo in faccia perché secondo me me sta a fregà” e il suo collega informatico (“ora gli sparo in faccia perché secondo me è stronzo”). Gli eventi in effetti risultano interessanti ma forse tirati un tantino per le lunghe, con Jensen che va avanti e indietro in giro per il mondo come una trottola, talvolta a causa di motivazioni un tantino flebili. Tuttavia il gioco “funziona” così com’è e riesce a tenere alta l’attenzione del videogiocatore fino alla fine. I temi trattati sono anche interessanti: la manipolazione dell’informazione, la questione morale sull’evoluzione “indotta” del corpo umano, i dubbi etici relativi allo spaccare la faccia di chiunque parli mali del nostro personaggio, etc, etc… a modo suo, Deus Ex: Human Revolution riesce a mettere in moto il cervello del giocatore su temi che riescono ad andare oltre il “cavolo, dove trovo altre munizioni?”.

Due idioti

Due delle guardie di Deus Ex: Human Revolution mentre vanno al lavoro la mattina presto.

Per carità, è un videogame che ha la sua bella fetta di problemi come ad esempio una certa ripetitività di fondo, un livello di difficoltà bilanciato così così (troppo facile a livello “normal”, troppo punitivo a livello “hard”) e qualche buggettino qui e li. Sopratutto, contiene un paio di luoghi comuni di troppo (potete risolvere QUALSIASI situazione individuando il bocchettone dell’aria condizionata) e presenta un’intelligenza artificiale dei nemici in stile cerebroleso confuso. Ad esempio, se vi affacciate in una stanza (magari da un bocchettone dell’aria condizionata…) e trovate tre nemici potete tranquillamente impugnare la pistola e fare saltare la testa ad uno di loro, rimanendo nascosti. Gli altri due inizieranno a guardarsi attorno allarmati, dicendo cose tipo “Cazzarola, hanno sparato a Giorgio!” e perlustrando la stanza. Trenta secondi dopo torneranno ai loro posti, a mezzo metro dal cadavere di Giorgio, e ricominceranno a parlare come se niente fosse. Voi potrete sporgervi e ammazzarne un altro, e via dicendo… Senza considerare la loro totale incapacità di riconoscere un rifugio sicuro o di mettersi al riparo quando un cyborg armato fino ai denti gli corre incontro a pistole spianate gridando “HUZZAAAAH!”. Insomma, sul fronte dell’intelligenza artificiale bisognava fare qualcosina di più…

Human Revolution

"E' tutto fottutamente arancione!"

Eppure alla fine il gioco mi è piaciuto. Mi son piaciuti gli scontri a fuoco, l’uso delle augmentation di Jensen, la libertà d’azione: è effettivamente possibile analizzare le situazioni e cercare di “interpretarle” secondo il proprio stile più o meno “discreto”. Il tutto immersi in un mondo dotato di un gran bel design e avvolto in quell’alone arancione che non ci abbandona più dalla comparsa della schermata dei titoli.

Tra l’altro, alla faccia dei giochi troppo brevi, per portare a termine le avventure di Adam Jensen vi servirà almeno una dozzina di orette, senza contare la succitata rigiocabilità: a proposito di quest’ultima, in una particolare situazione del gioco sono rimasto male per un brutto evento apparentemente inevitabile che coinvolge un personaggio comprimario. Anziché andare avanti con la trama ho pensato di ricaricare il precedente salvataggio e ri-affrontare la situazione, stavolta in modo LEGGERMENTE più aggressivo. Risultato: quello che sembrava un evento inevitabile e scriptato è stato invece evitato. Appagante.

A questo punto aspetto con interesse l’inevitabile nuovo capitolo che, considerato il buon successo di Human Revolution, mi aspetto di vedere arrivare nei negozi entro il primo trimestre del 2013.

Vi lascio con una tipica reazione di Adam alle situazioni che lo circondano.

 

From → Articolame, Giudizi

One Comment
  1. AVV. permalink

    arancione come la maglia del brasile?😄

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