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Il dramma delle giocatrici insultate

by su 18 luglio 2012

VideogiocatriceGioco spesso coi videogame online, principalmente su Xbox LIVE, un ambiente popolato da tantissimi giocatori americani. Tantissimi giocatori teenager americani. Se capite che intendo. Quelli che continuamente ripetono con la loro vocina “Gaaay!”, “Moooron!”, “Nuuuub!” e via dicendo. Continuamente, instancabilmente, con una costanza ammirevole. Se poi scoprono che sei italiano è finita: scatta la storia dei “fucking Italian Mussolini Berlusconi” e non la smettono più.

Tant’è… ci si fa l’abitudine. Giocare online equivale a essere insultati. Gratuitamente, frequentemente e spesso e volentieri in modo insensato. Triste, ma vero. Forse proprio per questo sono rimasto un pochino perplesso incappando in questo articolo che descrive con un certo trasporto il dramma delle videogiocatrici – si, esistono e sono pure tante – che debbono sopportare insulti “sessisti” durante le sessioni di gioco online.

Videogiocatore tipico

Identikit del videogiocatore maschio tipico come emerge dall’articolo della Serafini.

Intitolato “Videogame e sexual harassment” (!!!), l’articolo in questione a firma di Marta Serafini inizia con la delicata frase “Sei una stupida puttana e vorrei violentarti”, riferita da un videogiocatore non proprio educatissimo ad una giocatrice durante una sessione online. Da questo spunto parte un’escalation un po’ difficile da seguire che trasforma le videogiocatrici col vizio della partitina online in indifesi soggetti da stupro virtuale in balia di maniaci del cyberspazio.  “Molestia sessuale”, secondo l’autrice, che sforna poi la frase che mi ha convinto a scrivere la presente bloggata. E cioè, riferita alle videogiocatrici (e rigorosamente in neretto): “Il loro ingresso in questo mondo non è stato accolto con piacere da una buona parte dei maschi che non perdono occasione per offenderle e farle sentire inadeguate o non desiderate“.

In pratica, con trenta righe di bloggata miss Serafini ha declassato la ragazza videogiocatrice a donzella indifesa ed emarginata in un mondo virtuale maschio e violento. Buon giorno? Benvenuti su Internet, eh! Noi maschietti ci becchiamo “Gay!” (come, appunto, se fosse un’offesa…), “Moron!” e “Sooonofabbitch!”, le ragazze si beccano “Bitch”, solitamente gridato ponendo una notevole enfasi sulle “i” (tante).

Teabagging in Halo

Tipico esempio di violenza sessuale frequentemente perpetrata durante una partita ad Halo.

Avete mai assistito ad una partita di calcio femminile? In caso vi capiti provate a fare attenzione a ciò che viene gridato alle giocatrici. E già che ci siete, provate anche ad ascoltare cosa dicono in risposta (o alle avversarie) le giocatrici in questione. Perché di certo NON glielo mandano a dire. Sanno il fatto loro, senza bisogno di una Serafini che grida alla “molestia sessuale”. Sennò ogni volta che qualcuno in un FPS si da al teabagging sfrenato dovrebbero partire fior di denunce per fantomatiche violenze sessuali virtuali.

In aggiunta, l’articolo descrive i videogiocatori maschi come un gruppo di cavernicoli che “non accoglie con piacere” l’arrivo di giocatrici femmine. In mezzo a tanti luoghi comuni durante la lettura avevo mentalmente iniziato un conto alla rovescia perché da un momento mi aspettavo che sbucasse… LUI. E infatti qualche riga più tardi eccolo, immancabile come la morte, le tasse o gli insulti durante una partita online: Second Life. Matematico. E’ il segno più lampante ed evidente del fatto che qualcuno sta cercando di scrivere di Internet e videogame senza sapere un cavolo dell’argomento: si cita Second Life. Nel caso specifico si citano i casi di (sic)  “violenza virtuale” nei confronti delle donne avatar. In effetti mi ricorda qualcosa

Dopodiché arriva l’appello. Signori, l’appello. E cioè: “sarebbe il caso che qualcuno (le case produttrici di videogame) facesse qualcosa per far smettere questi gentlemen della rete.” Capito Microsoft, Nintendo, Electronic Arts, Sony e via dicendo? Sarebbe il caso che la smettiate di vendere videogame. Almeno così la gente potrà iniziare (o meglio, continuare) a insultarsi in qualsiasi altro contesto che include l’interazione umana.

Second Life e il nulla

Come capire se un giornalista non capisce niente di Internet e videogame? Facile: controllate se cita o meno Second Life.

Che poi capiamoci, eh… io non apprezzo gli insulti. E non apprezzo chi insulta. Trovo idiota chi non trova un modo migliore di esprimersi che riempire quel cavolo di microfonino con “Biiiitch!” e “Gaaaaay!”. Purtroppo però mi vado a schiantare contro una parete granitica che è il limite mentale di tanta gente. E quello, posso garantire, non ha niente a che fare con i videogame. Quello trova libero sfogo ovunque. Durante una partita a Call of Duty, in una chat, in una partita di calcio e durante una festa. Fatevi piuttosto un giro su massicce comunità di gioco online come quelle di World of Warcraft o dei MMORPG free-to-play tipo Metin e simili. “Luoghi” dove giocatori e giocatrici convivono e giocano assieme online da anni, collaborando, rispettandosi, insultandosi e divertendosi assieme, senza paranoie e “violenze sessuali”. Ma forse citare questi casi qui non sarebbe abbastanza sensazionalistico, vero?

Chiudo citando l’interessante video trovato e linkato da miss Serafini nel suo articolo, intitolato “Manifesto della videogiocatrice”. Vorrei “rispondergli” citando Zack Weiner, una delle migliori menti comiche (ma non troppo) che si aggirano sulla volgarissima Internet. Ecco, l’articolo della Serafini mi fa immaginare le videogiocatrici come la Susie che vedete nel filmato qui sotto. E fortunatamente so che non è propriamente così.

(ah, giornalisti, un appello: “console” con una elle sola, ve prego)

From → Parachiacchere

5 commenti
  1. Una volta, giocando tra amici, ho dovuto scollegare l’audio, ché le bestemmie a un certo punto avevano superato la soglia della sopportazione…

    Cmq è sempre bello vedere che alcune cose non cambiano mai, i giornalisti non sanno una sega di quello che scrivono.

    Le giornaliste pure peggio!!😛

    • Tra l’altro, le giornaliste come questa neppure sono in grado di comprendere la lingua inglese. Hai sentito cosa dicono le ragazze nel video?🙂

  2. Come giustamente dici, il problema è il limite mentale della gente!

    • Esatto. Però alla fine viene a formarsi un problema su due diversi fronti. Da un lato ci sono gli imbecilli. E per quelli si può fare poco. Ci sono sempre stati e ci saranno sempre. Dall’altra c’è una certa tipologia di giornalisti che legge 2 nozioni in croce e spara fuori il pezzo sensazionalistico che magari crea più problemi che altro. Dopo un articolo simile quante mamme o papà (magari facenti parte della prima categoria sopra descritta) penseranno che non sia il caso che la loro figlia entri nel mondo di maniaci psicopatici descritto nell’articolo?

      • Putroppo il gionalismo in Italia è così: prendono due fatti a caso e ci costruiscono una mirabolante (e falsa) storia.
        D’altro canto posso anche capire i genitori,anche se i maniaci psicopatici (purtroppo) non sono solo nel mondo virtuale e tendenzialme innocuo,ma per le strade. Ed è li il problema!

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