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La sopravvivenza dei survival horror?

by su 4 ottobre 2012

Casomai non ve ne foste accorti, è uscito Resident Evil 6. Portando con se un putiferio di polemiche, tra l’altro. Da un lato c’è chi lo incensa, dall’altro chi lo critica ferocemente. Però tutti sono concordi su una cosa: si tratta della definitiva consacrazione del genere action a dispetto di quello ormai abbandonato da Capcom del survival horror vecchio stile.

Ok, era già successo con Resident Evil 4, che aveva comunque ritmi più tranquilli. Poi è stato “ribadito” in modo ulteriormente evidente con Resident Evil 5, dai ritmi più serrati e ulteriormente “sparacchino” rispetto ai “canoni della saga” (se mai un canone sia esistito…). E infine ecco qui Resident Rambo Evil 6, tutto raffiche di proiettili, cazzotti e così tante esplosioni che a Michael Bay gli si sono illuminati gli occhi. Non voglio entrare nel merito della qualità del gioco – l’ho provato poco e la fuori ci sono fanboy pronti a piazzarti una zappa in faccia se ti sbilanci da un lato o dall’altro – ma vorrei un attimino concentrarmi su una parte delle lamentele che hanno accompagnato l’arrivo del gioco (e pure i quattro-cinque anni precedenti, a dire il vero…). Ovvero: la “morte” del survival horror. Inteso proprio come genere.

Scopa nel culo

Un’immagine che riassume benissimo il sistema di controllo dei giochi survival horror di “una volta”.

Ho analizzato una serie di rantolii lamentele ricorrenti espresse con ossessiva ripetizione da parte dai patiti di questo genere di videogame e mi piacerebbe analizzarne alcuni in questa sede (che poi è la mia e quindi posso fare come mi pare, tanto per dire).

Iniziando con…

“I survival horror sono morti”: per quanto ho capito, il patito di giochi horror è molto legato al periodo che include gli ultimi anni ’90 e al massimo la prima metà degli anni ‘2000, quando secondo lui i survival horror “fioccavano”. Tornando un attimo indietro nel tempo e concentrandomi sul genere trovo:

  • Un paio di capitoli di Resident Evil “coi zombi” e i protagonisti con la scopa al culo, cui poi ha fatto seguito il terzo, criticatissimo capitolo, definito da molti fan nudi e crudi “troppo action”.
  • Un paio di capitoli di Silent Hill, che a braccetto con Resident Evil rappresenta il bastione su cui i patiti dei giochi horror “vecchio stile” sono arroccati. Tesi, paranormali, pionieri del “genere sporco” adottato poi con successo da… uhm… due giochi? Dal terzo capitolo in poi la serie è andata leggermente in picchiata…
  • Due-tre giochi che vale la pena ricordare, non fosse altro che per le belle ambientazioni o trame. Tipo il ferocissimo Forbidden Siren, la serie di Project Zero e davvero poco, poco altro. Lo stesso Alone in the Dark, praticamente il papà del survival horror moderno, prova a tornare sulle scene e si schianta di muso contro una spessa parete di mediocrità.

Insomma, anche nel fantomatico “periodo d’oro” dei survival horror di giochi appartenenti al genere ne uscivano col contagocce. Se oggi è un genere che viene considerato “morto”, anche allora non è che denotasse una vitalità fenomenale, men che meno una qualità media considerevole.

Condemned

Ma i patiti dei giochi horror si sono giocati i due Condemned? Ci sono certi passaggi in questi due giochi da farsela davvero addosso. Recuperare, prego.

“Non escono più giochi horror”: bugia. Solo durante l’ultima generazione di videogame, quella in pratica iniziato con l’arrivo sul mercato di Xbox 360, di giochi horror ne sono usciti parecchi e pure carini, se non addirittura belli. Ad esempio, i due Condemned di Sega sono un paio delle più tese e talvolta terrificanti esperienze degli ultimi anni, forti di atmosfere eccellenti e di una buona interpretazione del sistema di controllo nell’ottica del survival horror. Se rimpiangete Resident Evil ma non vi spaventate visitando un covo di Condemned tenendo in mano la gamba di un tavolo come arma è probabile che abbiate qualcosa che non va. Se non ve la siete fatta in mano giocando con Amnesia è un problema vostro. Lo stesso Alan Wake, comunque più paranormale che horror vero e proprio, ha alcuni passaggi assai, assai tesi, senza contare Dead Space (ah, scusate, ora è “action” pure questo…). Facendoci due conti è probabile che ci siano più giochi horror ben riusciti negli ultimi tempi rispetto agli “anni d’oro”. Altri giochi, tra l’altro, hanno incorporato alla grande elementi horror in meccaniche non propriamente da survival horror: certi passaggi di Fallout 3 o Bioshock sono tutt’altro che rilassanti in termini di ciò che accade su schermo.

Jason e il suo machete

Una volta lui ci faceva paura. Oggi facciamo il tifo per lui e lo consideriamo un vecchio amico con l’abitudine di ammazzare il tempo.

“I giochi horror nuovi non spaventano più“: ti ricordo, o fan dei bei survival horror di una volta, che molto probabilmente negli ultimi tempi sei stato impegnato a fare una cosa chiamata “crescere”. Ti ricordi quando, venti anni fa, reputavi Venerdì 13 e La Casa film horror e magari te li guardavi con la testa sotto il cuscino perché ti mettevano paura? Ecco. Oggi sei probabilmente abituato a Martyrs, Hostel, Le Horde e Natale a Rio, la tua “barra” dell’orrore si è un tantino alzata. E’ probabile che spaventarti con un videogame oggi sia un tantino più difficile e che non basti metterti davanti tre-quattro zombie che si trascinano in un videogame a schermate fisse. Per contro è probabile che dando in pasto al te stesso di 15 anni fa giochi come Dead Space o Alan Wake avresti ottenuto crisi da scagazzo mica da ridere. Semmai, si potrebbe ragionare un attimo circa la  maggiore “potenza” che ha il giocatore per fronteggiare gli orrori che vogliono mangiarselo. Si, perché una volta non si andava oltre un piccone o un revolver coi colpi contati e quando si raccoglieva un fucile a pompa bisognava organizzare una festa. Oggi in media il personaggio di un survival horror ha tre pistole, trova proiettili anche nella tazza del cesso ed è esperto di kung-fu. Più che altro, ha la sgradevole abitudine di schiantare la faccia degli zombie con un bel pestone (dai, da Dead Space a Resident Evil 6 ormai lo fanno tutti…) anziché stare li a girare su se stesso per la sindrome da scopa nello sfintere. Ecco, magari questo aumento medio di capacità difensive dei protagonisti ha contribuito ad abbassare un po’ il livello di tensione. Ma siamo sicuri che siano i nuovi protagonisti a essere strani? Niente niente fossero stati quelli di quindici anni fa a risultare dei perfetti deficienti incapaci di schiantare la capoccia di uno zombie che camminava a due chilometri all’ora?

Nota: lo spunto per la stesura del presente articolino mi è venuto consultando i commenti alla recensione di Resident Evil 6 di IGN Italia. Consiglio di dare un’occhiata sia per farsi un’idea di come la faccenda venga tenuta in considerazione, sia per sghignazzare un po’.

From → Parachiacchere

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