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Iwata, Wii U e lo sforzo

by su 13 gennaio 2013

iwata_wiiuMagari è una mia semplice impressione, eppure Satoru Iwata – presidente di Nintendo – da quando è impegnato a spingere Wii U ha un’espressione leggermente differente. Prima era tranquillo, rilassato, paciocco. Ora sembra sempre tranquillo, eppure quando ha a che fare con la nuova console targata Nintendo assume un’espressione… boh? Come dire… di sforzo. Bocca contratta, guance pienotte e quello sguardo a mezz’asta che – presumo – molti di noi hanno quando sono sul trono di ceramica bianca e stanno per sganciare qualcosa di notevole.

Pensavo fosse un caso, ma poi ho notato la stessa “espressione” più volte e ho iniziato a sviluppare una mia personale teoria secondo cui, in effetti, il povero Iwata in qualche modo si stia effettivamente sforzando per spingere ‘sta benedetta console. “Forzato” è in effetti l’aggettivo che calza meglio quando penso a Wii U. E’ la console nata per essere “innovativa per forza”, anche quando in effetti nelle teste dei ricercatori di Nintendo non circolava alcuna idea che fosse potente e rivoluzionaria quanto quella alla base di Wii. La nuova console DOVEVA in qualche maniera continuare sulla strada della precedente offrendo qualcosa che andasse fuori dagli schemi. Con Nintendo DS e Wii ha funzionato. Anzi, ha funzionato alla grande. E ripetere nuovamente l’alchimia “hardware obsoleto + qualcosa di singolare = successone” sembra di nuovo alla portata della casa di Kyoto.

Ecco dunque il contrito Iwata che ci spiega come funziona Wii U, partendo ad esempio da qual è il suo target. Anzi, QUALI SONO, i suoi target. Perché in teoria ‘sta benedetta console dovrebbe da un lato tenere uniti gli acquirenti di Wii e da un altro andarsi a ripigliare un po’ di giocatori “hardcore” felicemente scappati su PlayStation 3 e Xbox 360. Il meglio di due mondi, in pratica, rischiando di rimanere pericolosamente a metà.

Vi ricordate quando, secondo Nintendo, i joypad avevano "troppi pulsanti"? Io si. Loro, evidentemente, no.

Vi ricordate quando, secondo Nintendo, i joypad avevano “troppi pulsanti”? Io si. Loro, evidentemente, no.

Eh si, perché i patiti di Wii, coloro che magari hanno portato per la prima volta una console dentro casa dopo essere rimasti stregati da un test di cinque minuti in un centro commerciale, sono per lo meno spaesati guardando Wii U. Ok, c’è lo schermo sul pad, così come c’è nel tablet che hanno sul comodino. Solo che il pad non è un tablet. E’ il controller di una console che sembra identica a Wii. Almeno, da fuori. E che non ha Wii Sports. E neppure Wii Fit. Ok, c’è Mario, ma loro di Mario ne hanno già comprati 3 su Wii. Uno in più dei Wii Sports, per dire. Finché non arriva Wii Sports 3 (da giocare rigorosamente col Wiimote, eh!) che se ne fanno loro di una Wii U? Anche perché i più attenti tra questi acquirenti ora saranno sicuramente perplessi. Eh si, perché lo stesso Iwata prima di tirare fuori Wii aveva lanciato un allarme circa l’eccessiva complessità dei controller delle console (in relazione, dunque, ai joypad di Gamecube, PlayStation 2 e Xbox), circa la presenza di “troppi pulsanti” e via dicendo. Ora, dieci anni dopo, lo stesso Iwata spinge un controller che di fatto, ha lo stesso numero di pulsanti + un touch screen.

Strano: anche Reggie quando tratta di Wii U assume un certo tipo di espressione.

Strano: anche Reggie quando tratta di Wii U assume un certo tipo di espressione. Non capisco se vuole sbottare a ridere o se sta per sganciare uno scorreggiotto. Lo sforzo è con lui?

Adesso, i fatti sono due. O secondo Nintendo in cinque-sei anni la gente è diventata improvvisamente scafata ed è pronta ad affrontare un sistema di controllo con due stick analogici e otto pulsanti, oppure da qualche parte in quel di Kyoto si è sentita una netta e forte frenata. Quale che sia la verità, in effetti il risultato è che chi si è avvicinato a Wii per via della semplicità d’uso con cui tutto veniva presentato (e, badate, non si trattava di soli slogan, eh! Wii è un capolavoro di immediatezza) adesso si trova con un… “coso” che non è neppure lontanamente paragonabile.

“Si, ma guarda che su Wii U ci puoi usare anche i Wiimote, eh!” protesterete voi, tenendo un bel mignolino conficcato nella narice sinistra. Si, l’ho notato. Ma Nintendo lo sa? Nel senso: non era forse il caso di dare continuità anche all’uso del buon vecchio Wiimote, magari abbinando al lancio della console anche un bel nuovo capitolo di Wii Sports? Oppure un tool precaricato per usare il Wii Fit che piglia polvere in salotto? Così erano tutti belli e contenti? Probabilmente ciò avrebbe generato quel minimo di continuità necessario a traghettare anche gli affezionati al telecomandino di Wii verso la nuova console.

Bayonetta 2: il primo dei giochi "hardcore" esclusivi a Wii U per attirare i giocatori altrettanto hardcore. Dove stanno gli altri?

Bayonetta 2: il primo dei giochi “hardcore” esclusivi a Wii U per attirare i giocatori altrettanto hardcore. Dove stanno gli altri?

A dire il vero, immagino come mai queste idee siano sfuggite dalla mente dei curatori di Wii U: erano troppo impegnati ad occuparsi dell’altra metà del piano. Quella secondo cui con Wii U Nintendo avrebbe acchiappato i giocatori “hardcore” al momento impegnati sulle console di Sony e Microsoft. L’idea è facile: gli diamo un pad che si chiama “pro”, uguale a quello di Xbox 360 salvo qualche dettaglio (ma tanto va bene anche il Gamepad). Poi gli diamo i giochi che vogliono loro: Assassin’s Creed 3, Mass Effect 3, Call of Duty e tutta quella roba che gli piace. Tiè, gli produciamo pure Bayonetta 2, che tanto Sony e Microsoft non lo vogliono e noi ci acchiappiamo un po’ di giocatori disperati. Ed è fatta.

Ora, Bayonetta 2 ancora non è uscito, ma per il resto il piano del “ehi, guarda, abbiamo anche noi ‘sta roba qui” non sta dando grandi risultati. Si, perché è probabile che un tizio che gioca da 4-5-6 anni su Xbox 360 o PlayStation 3 non si vada a comprare l’ennesimo capitolo della sua saga preferita su una console nuova (comprando pure la console in questione) senza ottenere granché in cambio. E, anzi, perdendo la sua pluriennale community di gioco online. Proprio no. A meno che, ovviamente, le versioni Wii U di tali giochi non includano notevoli aggiunte. Che, magari, possano andare oltre il “Ehi, guarda che figata, pigio un tasto e gioco sul pad anziché sulla TV, così mamma si vede X-Factor”. E, a dire il vero, con la prima infornata di titoli più che “qualcosa in più” in certi casi c’è stato qualcosa in meno.

Nel frattempo Microsoft sperimenta roba tipo proiettori da indossare. Ho un pessimo, pessimo presentimento...

Nel frattempo Microsoft sperimenta roba tipo proiettori da indossare. Ho un pessimo, pessimo presentimento…

E non bastano articoli tipo questo di Penny Arcade in cui ci sono frasi tipo “Ehi, se ti compri un paio di cuffie su Wii U non si gioca mica male online!”. Non c’entra niente il “mica male”. Se vuoi convincere qualcuno a mollare la console che ha già per spendere tre piottoni e portarsi a casa una Wii U che non ha manco un auricolare devi offrirgli decisamente qualcosa di più di “non male”. Neppure “Ehi, hanno tolto i codici amico!” e “Ehi, il negozio online è migliorato!” sono argomentazioni granché convincenti, se permettete.

Tutto questo non per dire che Wii U andrà male, eh! Secondo me non farà i numeri di Wii ma al tempo stesso darà grandi soddisfazioni economiche a Nintendo, sarà la gioia dei fan che finalmente potranno nuovamente esprimere il proprio amore per i giochi hardcore senza sentirsi eretici e probabilmente tra un paio di annetti si farà strada anche nel mio salotto. Per ora però piuttosto che una gran bella nuova console mi sembra un’operazione notevolmente “paracula” che deve necessariamente correggere un po’ il tiro per rimanere sulla cresta dell’onda prima dell’arrivo di una next-gen avanti anche sul fronte tecnologico. A meno che anche Sony e Microsoft non optino per la combo “hardware vecchio + trovata caruccia”. Dovremmo scoprirlo a breve…

From → Parachiacchere

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