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Xbox One e l’auto-flagellazione

by su 7 giugno 2013

CODDOGCome forse avrete notato, lo scorso 21 maggio Microsoft avrebbe dovuto presentare la sua nuova console della gamma Xbox, la terza, in arrivo sul mercato dopo il grande successo di Xbox 360. Invece, forse per la foga del momento, la società di Seattle ha fatto tutt’altro, presentando una sorta di TV box che, tra le altre cose, incorpora anche la nuova console. E non è finita…

Si, perché se tu mi dici che la nuova console si occuperà anche di gestire la televisione (TIVÌ!) io non è che ci resto male. Nel senso: a me francamente della TV (TIVIÌ!) non mi importa poi molto, il 42 pollici che ho in salotto è praticamente un monitor per giocare con le console e vedere i film in blu ray. Non ho neppure registrato i canali, per dire… quindi, della TV (TIVIIÌ!) multimediale di Microsoft mi interessa davvero poco. Nemmeno ho un abbonamento a Sky e odio pure il calcio… insomma, sto decisamente fuori target dalla nuova proposta targata Xbox. Ma, ripeto, non me ne frega niente. Vuoi darmi anche un top-box interattivo, oltre alla console? Ok, sta bene. Anche PS3 ha trascorso la sua esistenza con Sony che spingeva sul “It only does everything”, non mi pare che nessuno si sia mai lamentato.

Però quando parlo di “anche” intendo che ‘sta nuova Xbox One deve comunque rispettare il suo pedigree di console da gioco e offrire una componente videoludica che sia per lo meno predominante. Lo sarà? Penso: perché no? I giochi annunciati ci sono, il supporto c’è e quel poveraccio di Don Mattrick alla conferenza ha specificato due volte che la conferenza dell’E3 sarebbe stata incentrata sui giochi: più di così non poteva fare. Eppure la grande rete ha comunque avuto motivo di scatenarsi contro la nuova console/TV (TIVIIIÌ!) center di Microsoft. E non necessariamente per i giochi (non) mostrati. Certo, il focus sui giochi sportivi di EA e sopratutto sul Commissario Rex di Call of Duty ha generato un po’ di ilarità, ma ho idea che all’E3 ne vedremo delle belle a livello prettamente ludico.

In anteprima la nuova versione del Red Ring of Death presente su Xbox One. Ricordate che legge pure le labbra, eh!

In anteprima la nuova versione del Red Ring of Death presente su Xbox One. Ricordate che legge pure le labbra, eh!

No, la pioggia di critiche sta arrivando per un altro, sacrosanto motivo: il timore che comprando Xbox One ci piazziamo in salotto il cugino stronzo di HAL9000. Innanzitutto, la console deve essere sempre connessa a Internet. Ok, ok, QUASI sempre connessa. Basta che, ogni 24 ore, quando le girano le palle, ‘sta macchina si fa il suo controllino online per verificare che non siamo la ciurma di Jack Sparrow e tutto va bene. Prestare giochi agli amici? Possibile, ma con limitazione. Comprare e vendere giochi usati? Possibile, ma con limitazioni. I dettagli potete leggerli qui. Insomma, i timori di cui vi avevo parlato in questa bloggata qui sembrano essersi avverati. Oltre a prendere il controllo della TV (TIVIIIIÌ!), Xbox One vuole pure mettersi a controllare che facciamo i bravi, compriamo i nostri giochi originali e le vogliamo tanto bene.

“Tutto qui?” chiederete voi? “No” risponde Stef. C’è dell’altro (e se avete già letto quell’articolo già lo sapete). C’è che i giochi andranno necessariamente installati e REGISTRATI sulla console, così da attivare un DRM online e con esso tutta una serie di fumose restrizioni tipo “Xbox One offrirà la possibilità di condividere la propria libreria di giochi con dieci membri della propria famiglia” (ora, se qualcuno volesse spiegarmi cosa ciufolo significa…). Qui entrano in gioco scenari strettamente legati al Kinect (vi ho già detto che è in dotazione con OGNI console? Ci torno dopo…), con roba tipo “Dave… non mi pare che il tizio che stia giocando sia tuo padre, Dave. Temo che dovrò spegnere la console. Vuoi vedere un po’ di TV (TIVIIIIIÌ!) Dave?”.

Il punto è: qui prodest? Che, tradotto propriamente in italiano, significa “A chi cazzo giova tutto questo?”. No, perché qui non parliamo di CARATTERISTICHE della console. Il Kinect in bundle è una caratteristica. No buona, no cattiva. Ma una caratteristica. Il pad coi grilletti che vibrano (bella idea, tra l’altro), è una caratteristica. Questa storia del DRM non è una caratteristica: è un’imposizione. E per l’utente finale non ha NIENTE di positivo. Non mi viene da dire “Si, però…”. Non c’è “però”. C’è semplicemente un calo della comodità di fruizione dei videogame che vado a pagare. C’è l’introduzione di scomodità extra che fino a Xbox 360 non avevo. C”è la rigorosa applicazione del concetto economico di “mezza inculata”. Insomma, l’utente non guadagna niente da queste imposizioni/limitazioni.

Il presidente della catena di negozi Gamestop all'uscita della conferenza di Microsoft.

Il presidente della catena di negozi Gamestop all’uscita della conferenza di Microsoft.

E qui arriva la domanda che molti si pongono: “Perché dieci minuti di conferenza a parlare del cane di Call of Duty?”. Ma io voglio focalizzarmi sull’ALTRA domanda: “Perché Microsoft avrebbe fatto questa scelta?”. A livello di immagine mi sembra una semplice e vigorosa martellata sui propri testicoli (e si che già la società non gode della massima simpatia nelle community, dove sembra che invece Nintendo e Sony siano enti di beneficenza e Apple una holding gestita dal Dalai Lama). E’ davvero qualcosa voluto da Microsoft? Oppure magari dietro c’è qualche spinta “esterna”? Guardando indietro agli anni recenti… Sony in primis introduce nei SUOI giochi l’online pass per contrastare le vendite dell’usato, una procedura utilizzata poi anche EA e altre software house. Activision e Bethesda parlano spesso e volentieri delle problematiche relative al mercato dell’usato, di come quello tolga loro introiti e via dicendo. Insomma… che gli operatori del settore videoludico volessero limitare il mercato dei giochi usati era nell’aria. Però come mai proprio Microsoft, che in effetti in passato non aveva preso posizione sull’argomento, si è gettata a capofitto nel realizzare i sogni bagnati dei produttori di software?

La risposta a questa domanda la conosciuamo tutti, no? Il mercato è una bilancia: se Microsoft mette qualcosa di così pesante su un piatto è evidente che dall’altra parte qualcun altro poggerà qualcosa di altrettanto pesante. “Do ut des”, visto che oggi il latino mi piace. Microsoft non sta facendo un regalo ai produttori di giochi. Sta barattando qualcosa: resta da capire cosa è. Perché se piazzare ‘sti lucchettoni sulla console le permette di ottenere esclusive importanti o accordi particolarmente vantaggiosi, allora ecco che a livello prettamente commerciale i problemi dovuti all’introduzione di misure impopolari diminuiscono o vengono addirittura meno. Si vocifera ad esempio che TitanFall, il nuovo gioco di Respawn prodotto da Electronic Arts sia esclusivo alle piattaforme Microsoft. Insomma, la faccenda del DRM potrebbe portare a Microsoft più vantaggi che svantaggi, almeno nel breve periodo, quando avere esclusive sulla console in fase di lancio è decisamente vitale.

Anche perché la società secondo me conosce la natura del videogiocatore: presentando una bella gamma di giochi esclusivi la massa di acquirenti neppure starà a pensare ai problemi del DRM e correrà a comprare la console. Anche perché tali “problemi” tanto sentiti sui forum di appassionati di videogiochi molto probabilmente si annullano se rapportati a milioni di acquirenti che, di fatto, comprano un gioco, lo schiaffano nella console, ci giocano e poi lo mettono sul proprio scaffale. La mia impressione è che la cosiddetta “massa” sarà molto più interessata ai videogame che al DRM, di fatto annullando la marea di simpatiche GIF animate che gli utenti di tanti forum hanno creato con impegno e diligenza. Credo (e temo) fortemente che Microsoft i suoi bei conti se li sia fatti, insomma.

Sony è a un bivio: tramutarsi nel paradiso del gioco online oppure cedere al lato oscuro e mettere anche lei i DRM?

Sony è a un bivio: tramutarsi nel paradiso del gioco online oppure cedere al lato oscuro e mettere anche lei i DRM?

“E cheppproblemac’è?” può rispondere l’utente medio di suddetti forum. “Io me compro la PS4 (o la Wii U che fino a ieri ho ignorato con grande impegno)”. E questa in effetti sembra la soluzione ideale al problema: PlayStation 4 è stata presentata bene, dovrebbe essere più potente di Xbox One e non avrà sistemi anti-pirateria. Soluzione ideale, no? Probabile. Oppure non proprio. Qualche giorno dopo la presentazione della console, ad esempio, lo stesso presidente di Sony Worldwide Studios Shuhei Yoshida ha confermato che PlayStation 4 “potrà utilizzare i giochi usati”. Ottimo! Il problema è che tecnicamente la stessa risposta vale per Xbox One. Un tassello importante lo fa notare il sito Engadget: interrogato più a fondo sulla faccenda dei giochi usati, Yoshida ha premesso che in seguito arriveranno dettagli su COME questi giochi usati si potranno usare sulla console. Ora… se tutto dovesse rimanere come su PlayStation 3 (compro gioco usato, schiaffo nella console, gioco) non ci sarebbe neppure bisogno di specificare “ulteriori dettagli” su come questo va fatto. Insomma, secondo Doug Creutz di GamesIndustry neppure all’imminente E3 Sony e Microsoft faranno piena chiarezza sulla questione dei giochi usati. Mi limito a ricordare che Electronic Arts, uno dei produttori apparentemente più impegnati sul fronte del DRM, ha annunciato di aver rimosso gli online pass dai suoi giochi: questo vale ANCHE per i videogame su piattaforma Sony. Perché avrebbe fatto una mossa simile? Niente niente ha già la certezza che tanto le console stesse – entrambe – offriranno un degno sostituto fatto in casa per l’online pass?

From → Parachiacchere

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